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Benvenuti nel salotto italiano di DivaRosa. Fa gli onori di casa Marta, amica e fan della divina.
Accomodatevi, pure...in fondo, "Mi casa es tu casa!"

Mi casa es tu casa

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lunedì 26 settembre 2011

Hecho en Colombia con Amor cap. 1 - Racconto di un viaggio sorprendente!

25 agosto 2011

All’alba partenza per l’aeroporto di Orio al Serio. Noi siamo in 5: mio marito ed io con i nostri 3 figli di 13, 9 e 5 anni. Insieme a noi ci sono degli amici, anche loro con figli di 18 e 14 anni.
Il volo è Lufthansa e faremo perciò scalo a Francoforte. Il primo volo è breve e dura solo poco più di un’ora. Abbiamo giusto il tempo di attraversare l’aeroporto e siamo già pronti per l’imbarco su un Airbus confortevole dove ciascun sedile è dotato di schermo indipendente con un ricco programma di film e di musica, disponibili già prima del decollo.

Il volo dura 10 ore e 30 minuti ed arriviamo intorno alle 19 all’aeroporto ‘El Dorado’ di Bogotà.
L’aeroporto ci appare subito ben organizzato e di fatto le operazioni di immigrazione e di recupero bagagli non durano più di 20 minuti complessivamente. Come famiglie abbiamo infatti precedenza sugli altri passeggeri all’immigrazione e appena espletate le operazioni di riconoscimento, scopriamo che le nostre valige sono già arrivate e sono anche già state scaricate dalla cintura di consegna e ordinatamente raccolte insieme nella sala di riconsegna.

Fuori ci aspetta la famiglia dei nostri amici che ci ha aiutato ad organizzare il viaggio e che ospiterà due dei nostri ragazzi. Ci accolgono con abbracci pieni di calore e dei ‘bocadillos de queso’, (cubetti di formaggio fresco ripieni di crema di guayaba). Fortunatamente anche con un pullmino per noi e le 8 valige con cui siamo arrivati. Ci aspetta un trasferimento di circa 40 minuti fino al nord della città sulla calle 127, nei pressi del centro commerciale ‘Unicentro’, in un appartamento ubicato nel complesso dell’Hotel ‘La Fontana’(http://www.hotelesestelar.com/es/hoteles/bogota/hotel-estelar-la-fontana).
La temperatura è ideale, intorno ai 18 gradi centigradi ed è un sollievo, dopo la calura patita a casa negli ultimi giorni. Qui siamo ai tropici, è vero, ma anche a 2640 metri di altitudine, su un altopiano attorniato da cime che ci sovrastano. Le Ande si vedono infatti da qualsiasi punto della città.

In albergo ci accoglie una delle mie canzoni preferite e anche una delle più romantiche che abbia mai ascoltato: http://youtu.be/k8nNslvUQTw  . E quale miglior benvenuto?
Sarebbe ora di cena, ma siamo stanchi e decidiamo di fare una breve incursione al supermercato più vicino per comprare della frutta…ed è stato come entrare d’un botto nel libro di Alice nel paese delle meraviglie: ci siamo persi (e ritrovati) in arcobaleno di colori. Non sospettavamo che esistessero tanti frutti diversi e ci proponiamo di riuscire ad assaggiarli tutti prima della fine della vacanza…Continua.

giovedì 21 aprile 2011

Radici

Ieri sera si parlava di radici, di ciò che ci lega alla nostra terra d'origine e costituisce parte integrante della nostra identità, che contribuisce cioè a fare di noi quello che siamo senza che realmente ce ne rendiamo conto fino a che non ci confrontiamo con altre culture, finché non ci mettiamo in discussione. Il modo migliore per scoprire le radici altrui è avvicinarsi alle diverse forme di espressione artistica di una cultura: pittorica, letteraria, musicale, cinematografica, folklorica e artigianale. Nell'avvicinarmi alla cultura colombiana sono due aspetti che mi hanno immediatamente profondamente colpita: il forte e stretto legame con la Natura e la dimensione Magica: la presenza di una realtà sospesa di cui tutti però sembrano essere istintivamente consapevoli. Non per niente Marquéz è considerato all'unanimità tra i maggiori esponenti del "realismo magico", una corrente letteraria latino-americana che dà voce all'anima stessa di quei luoghi, in cui tradizioni, storia, vita reale di ogni giorno si mischiano a magia e superstizioni. DivaRosa infatti commentava: "Non puoi veramente capire Marquéz se non visiti i luoghi che hanno ispirato i suoi racconti...". E' deciso: rileggerò 'Cent'anni di Solitudine' al rientro dal mio viaggio.
Intanto dalla Colombia arrivano poche notizie e quasi sempre in negativo: narcotraffico, terremoti, inondazioni, guerriglia e paramilitari. Invece si dovrebbe dire che è anche un paese sorretto da una società civile cosciente e attiva, con una vita intellettuale, universitaria e artistica di prim’ordine, dotato di una costituzione avanzata, pluralista e multietnica, innovativa nella protezione dell’ambiente, delle minoranze e delle culture. Un paese con una crescita economica invidiabile e una politica finalmente stabile. Un paese dai mille contrasti, certamente, e molto ancora da migliorare sul fronte dell'occupazione e dello sviluppo industriale, ma un paese che si rimbocca le maniche e vuole contare sulle proprie forze per emergere. E di cui DivaRosa é divenuta (almeno in questo salotto) ambasciatrice.
Per quanto DivaRosa si possa considerare un tantino superficiale, posso dirvi che chi la conosce meglio sa quanto amore abbia per la sua terra e per i valori ereditati dalla sua cultura. La verità traspare da piccoli dettagli, indizi che ci lasciano intravvedere una donna più complessa. Uno su tutti: le sue borse hanno un'etichetta interna che riporta la scritta 'Hecho en Colombia con Amor' (Prodotto in Colombia con Amore). Non aggiungo ulteriori commenti.

Dopo tutto questo parlare, condivido anche con voi il bellissimo video che mi ha mostrato proprio DivaRosa mentre raccontava del suo paese. Piacerà anche a voi, ne sono certa.